Dal Ferraris al Di Summa, ma genitori
e studenti dicono no al frazionamento

Dal Ferraris al Di Summa, ma genitori
e studenti dicono no al frazionamento
Il laboratorio “Voci in movimento” di pertinenza dell’istituto Ferraris ma indipendente dalla struttura, non può contenere tutto il materiale didattico presente all’interno dell’istituto dichiarato inagibile qualche giorno fa. Si tratta di un’area ristrutturata grazie ad alcuni fondi ottenuti da un progetto regionale di partecipazione studentesca che ha visto impegnati i ragazzi delle ultime classi. Un primo trasloco ha riguardato il materiale didattico e i registri di classe. Dentro, tra i muri scrostati e i solai puntellati dai pompieri, restano i macchinari, gli attrezzi del mestiere, la vera anima dell’istituto Ferraris.

Alunni e genitori iniziano a non vedere più luce in fondo al tunnel. La soluzione, scaturita dopo il vertice in prefettura dell’altro giorno, è stata bollata come “impossibile”.
«Non c’è differenza tra l’ala del Di Summa e il trasferimento presso l’istituto De Marco - dichiara Mauro Fontana, rappresentante della consulta dell’Ipsia Ferraris - in entrambi i casi si perderebbe il nostro senso di comunità, ci sentiremmo come figli contesi di genitori prossimi alla separazione. Vogliamo restare tutti sotto lo stesso tetto».
 
Una risoluzione difficile da mettere in pratica visto che la Provincia non dispone di una struttura capace di contenere gli oltre 640 studenti del Ferraris. «Sappiamo - riprende il rappresentante della consulta - che il Fermi è un sogno irrealizzabile ma se solo la cassa ragionieri potesse per un breve periodo venire incontro alle nostro esigenze, l’amministrazione provinciale potrebbe magari riaprire la trattativa». Congetture che non trovano riscontro nella realtà. Intanto domani pomeriggio quando si riunirà nuovamente il vertice in prefettura bisognerà scegliere quale strada percorrere. Alla riunione sarà presente anche il direttore generale dell’Asl, Giuseppe Pasqualone.

I ragazzi del professionale per l’industria e l’artigianato fanno oltre otto ore alla settimana di attività laboratoriali. Le aule di saldatura, elettronica, motore e termo meccanica si trovano solo in un altro istituto superiore della città: l’Itis Giorgi.

«C’era stato proposto - riprende Fontana - l’ipotesi di dividerci le lezioni. Il Giorgi di mattina, noi di pomeriggio. Non è possibile però perché molti degli alunni della nostra scuola di pomeriggio lavorano per mantenere la famiglia». Trovare una soluzione che metta tutti d’accordo sarà impossibile. Lo sanno bene i genitori che nei giorni scorsi si sono costituiti in comitato per seguire più da vicino le vicende della scuola.

«La proposta del frazionamento - afferma Domenico Sciscio del comitato dei genitori - ci è sembrata solo una soluzione tampone. Chi dovrebbe vigilare poi sugli spostamenti da una parte all’altra dei nostri figli? Le responsabilità, se accadesse qualcosa, ricadrebbero solo sui docenti e non credo sia giusto caricarli di altri oneri». Per le famiglie è giunto il momento che la Provincia si assuma le sue responsabilità.

«Mai nessuno dell’ente di via De Leo - riprende Sciscio - è venuto a scuola per rendersi conto del degrado in cui i nostri figli vivono. Nel corso degli ultimi anni non è stato speso neanche un euro per lavori di manutenzione in questo edificio. Ora chiediamo il conto alla Provincia non importa quanto caro possa essere un contratto di locazione con un privato. Se fossero stati eseguiti tutti i lavori per tempo, così come richiesto dalla dirigente scolastica, sicuramente non saremmo mai arrivati a dichiarare inagibile lo stabile». M.C.C.
 
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Domenica 16 Ottobre 2016 - Ultimo aggiornamento: 17:26