Santa Teresa: stipendi salvi a Natale. E per il 2017 si vedrà

Santa Teresa: stipendi salvi a Natale. E per il 2017 si vedrà
Per i lavoratori della Santa Teresa l'unica certezza riguarda lo stato occupazionale attivo fino al 31 dicembre 2016. Dopo tale data non si sa cosa accadrà. Questo in sostanza quanto emerso nel corso dell'ultimo incontro convocato nella giornata di ieri dal Prefetto di Brindisi Annunziato Vardè. Hanno preso parte al tavolo del confronto il presidente della Provincia Maurizio Bruno, il rappresentante della “Task force regionale sull'occupazione e le crisi aziendali” Giovanni Stasi, l'amministratore unico della Santa Teresa Riccardo Montingelli e i rappresentanti delle organizzazioni sindacali Cgil, Cisl, Uil, Ugl, Cobas e Confsal. 
All'ordine del giorno il punto della situazione e l'iter burocratico da predisporre dopo lo svincolo, da parte della Regione, delle risorse destinate ai piani di impresa della società partecipata. Si tratta di somme che tra il 2011 e il 2014 non sono state utilizzate nell'ambito del programma venatorio regionale e che adesso verranno impegnate per garantire la copertura economica della Santa Teresa fino al 31 dicembre. 365.864,08 euro che il consiglio provinciale ha provveduto a destinare in questa direzione, dopo lo stanziamento regionale, con uno specifico atto deliberato durante l'assise convocata in seduta straordinaria.
 
Questo in estrema sintesi il frutto di un lungo lavoro di coordinamento e mediazione. La nota ufficiale della Prefettura definisce la questione come «un'articolata e complessa vicenda che ha visto - nel corso delle varie riunioni del tavolo di mediazione permanente - un serrato confronto tra gli attori istituzionali, a vario titolo coinvolti ed una continua attività di sensibilizzazione da parte del Prefetto di Brindisi». Toni positivi dunque considerando che nella stessa nota si dichiara che i «livelli occupazionali della società in house Santa Teresa, per l'anno 2016, sono stati raggiunti». 

E il punto è proprio questo. Il 31 dicembre è alle porte e il quadro sembra essere definito entro questa data. Ma dal primo gennaio si apre uno scenario rispetto al quale è difficile ipotizzare l'epilogo. La stessa Prefettura si limita ad annunciare che ci sarà «nei prossimi giorni, presso l'Amministrazione Provinciale, un ulteriore incontro con le organizzazioni sindacali per valutare l'individuazione di una possibile soluzione atta a consentire la legittima prosecuzione delle attività anche per il 2017, tenuto conto delle disponibilità economico-finanziarie della Provincia». 

In questo senso pare che nel corso della riunione nonostante la mediazione del Prefetto le posizioni tra Provincia e sindacati sono ancora piuttosto lontante. Questi ultimi avrebbero chiesto di interrompere la contingente procedura di mobilità e di riaprire un nuovo filone a partire dal primo gennaio, in modo da permettere ai lavoratori di accedere agli ammortizzatori sociali previsti. Di contro i funzionari provinciali avrebbero dichiarato l'impossibilità tecnico-burocratica della proposta avanzata. Il Prefetto si sarebbe reso disponibile a convocare un nuovo tavolo per valutare la strada da intraprendere per il 2017 solo a patto che ci sia almeno un punto di incontro tra ente provinciale e sindacati. Un punto dal quale partire per tentare di strappare 120 lavoratori dall'incubo del licenziamento. Alla fine si sarebbe convenuto su una posizione che resta sempre e comunque di natura interlocutoria: attendere il giorno dopo il referendum, far sedere intorno ad un tavolo sindacati e funzionari provinciali cercando almeno di sciogliere il nodo sui tempi della mobilità. Per il resto la situazione non è delle migliori. Se entro la fine dell'anno non dovessero intervenire fatti straordinari il destino dei dipendenti sarebbe segnato. Del resto la provincia non ha più agibilità economica o prospettiva tali da ipotizzare percorsi credibili sul piano degli investimenti.
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Mercoledì 30 Novembre 2016 - Ultimo aggiornamento: 17:34