Rifiuti: la sindaca affida ad Ecotecnica ma il Tar annulla. E Ecologica insorge: «Qualcuno pagherà i danni»

Rifiuti: la sindaca affida ad Ecotecnica ma il Tar annulla. E Ecologica insorge: «Qualcuno pagherà i danni»
BRINDISI - Ancora una volta, il Tar sospende un’ordinanza sindacale sulla questione rifiuti. Nelle scorse ore, infatti, la sindaca Angela Carluccio aveva stabilito che entro l’1 novembre Brindisi avrebbe cambiato il gestore del servizio di igiene urbana e raccolta rifiuti. Ma il giudice amministrativo ha fermato l’affidamento provvisorio. La prima cittadina aveva firmato un’ordinanza contingibile e urgente con la quale affida la raccolta rifiuti alla Ecotecnica. L’azienda, si legge nel provvedimento, avrebbe dovuto entrare in servizio entro venti giorni dalla firma, ovvero all’inizio del prossimo mese.

Il termine del servizio fissato dal commissario straordinario Cesare Castelli, in effetti, è scaduto all’inizio di luglio. Ad agosto, dunque, la giunta ha deciso di avviare una gara biennale per trovare un nuovo gestore, in attesa del completamento della gara decennale dell’Aro Br2, e nel frattempo di continuare con Ecologica, la cui presenza oltre la scadenza contrattuale era stata legittimata da una pronuncia del Tar. La ditta però, si legge nell’ordinanza, non solo non si e presentata alla sottoscrizione del contratto ma non ha nemmeno inviato «la documentazione richiesta dal settore Contratti». O meglio ne ha presentata solo una parte, «subordinando l’inoltro della ulteriore documentazione alla “risoluzione delle questioni poste dalla medesima società” (riduzione della percentuale di raccolta differenziata e modifica della decorrenza del contratto, ritenuta dalla stessa come pregiudiziali per la stipula del contratto».

L’amministrazione, tuttavia, ha ritenuto «inammissibili» le condizioni poste da Ecologica. In particolare, si legge, «la riduzione della percentuale della raccolta differenziata non risulta ammissibile rientrando tra gli obblighi imposti e sanzionati dalla legislazione regionale». Assodato questo, si è provveduto a contattare per le vie brevi le stesse aziende che avevano manifestato il proprio interesse ad assumere il servizio nello scorso mese di luglio (iter interrotto, ancora una volta, dal Tar), ottenendo la disponibilità al subentro in tempi brevissimi da parte della Ecotecnica, che già durante l’amministrazione Consales era in predicato di arrivare a Brindisi. Per sostituire, in quel caso, la Monteco. Posto poi preso proprio dalla Ecologica Pugliese.
Così, la sindaca ha ordinato l’affidamento alla società in questione di farsi carico di gestire, sul territorio urbano di Brindisi, il servizio di igiene urbana e raccolta rifiuti. Alle stesse condizioni attualmente vigenti ed in linea con il capitolato d’appalto in vigore.

L'azienda ha poi risposto con una nota spiegando di avere tutte le intenzioni di «contrattualizzare il rapporto ed è in possesso della documentazione occorrente (tra cui la polizza fideiussoria), ha semplicemente richiesto al Comune di eliminare la clausola vessatoria che prevedeva l’obbligo di raggiungimento di una percentuale minima di raccolta differenziata pari al 58 per cento, posto che – alle condizioni date – l’obbligo risulta“impossibile”».

«il Comune di Brindisi - prosegue il gestore del servizio di igiene urbana - ha accollato alla Ecologica Pugliese non solo i costi per il conferimento dei rifiuti che, rispetto al risultato impossibile del 58% di raccolta differenziata (a cui l’azienda, lo ricordiamo,  non si è neppure obbligata per il periodo di riferimento, posto che il contratto non è stato sottoscritto), non sono stati portati a recupero ma a smaltimento, non solo ha accollato alla Ecologica Pugliese anche i relativi costi dell’Ecotassa (ebbene sì, nonostante qualche articolo letto durante i giorni scorsi su alcune testate locali, è bene ribadire che la Ecologica Pugliese paga anche l’Ecotassa di Brindisi), ma ha accollato all’azienda persino la metà degli oneri del trasporto a cui il Comune stesso è stato costretto a ricorrere a causa dell’indisponibilità di impianti sul territorio. Ci si chiede cosa sarebbe successo se una mancata disponibilità impiantistica avesse costretto il Comune a provvedere allo smaltimento all’estero. La risposta sarebbe stata più che scontata, considerato che “paga Ecologica”, sempre e comunque. Un minimo di buon senso, un minimo di logica nell’interpretazione dei reciproci obblighi (ove siano tali), potrebbe evitare dei danni gravissimi, all’azienda e ai cittadini stessi, considerato che dei danni causati all’azienda qualcuno, prima o poi, sarà chiamato a rispondere. Ma nessuno sforzo viene compito, si preferisce non pagare e addebitare, usado impropriamente lo strumento delle trattenute “in autotutela” come una vera e propria licenza ad uccidere».
 
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Mercoledì 19 Ottobre 2016 - Ultimo aggiornamento: 10:57