Taranto, 1° maggio di musica e protesta
con Riondino, Mannoia e Barbarossa
TARANTO - Da una parte le parate, dall’altra la lotta. Luci e lustrini sotto il Tevere, confronti e politiche dal basso tra i due mari. Roma e Taranto sono divise da più di cinquecento chilometri ma il primo giorno di maggio le distanze si moltiplicheranno. Al tradizionale “concertone” organizzato dai sindacati, i “liberi e pensanti” contrappongono un altro evento di musica e protesta, in programma al Parco archeologico di Taranto, con tanti artisti che preferiranno quest’appuntamento al concerto di piazza San Giovanni.

Una giornata auto-organizzata «per l’ambiente, la salute, il lavoro, il reddito, la cultura e la riappropriazione di tutti i diritti negati». Sembra un flashback. Si torna inevitabilmente a quel 2 agosto dello scorso anno quando l’apecar irruppe in piazza della Vittoria per contestare i segretari dei sindacati e gridare la propria verità. La storia si ripete. Stavolta, altra location. Il Parco archeologico della mura greche evoca le radici storiche e la gloria. Non è causale. Perché il capoluogo ionico «è un territorio da valorizzare: due mari, un clima gradevolissimo per quasi tutto l’anno, una storia dal passato indiscutibile, tradizioni e mestieri che stanno soccombendo a quello sviluppo imposto dall’alto». Questo il messaggio del comitato dei “liberi e pensanti” riverberato dalla voce dell’attore Michele Riondino, tarantino doc. Il primo maggio sarà lui il trait d’union tra vari artisti che si alterneranno sul palco.

E le ultime adesioni sono di grande spicco: Fiorella Mannoia e Luca Barbarossa hanno accettato l’invito e saranno presenti all’evento organizzato dai “liberi e pensanti”. Assieme a loro, anche Elio Germano, con il suo gruppo “Bestie Rare”, e poi ancora il rapper tarantino Fido Guido, lo storico gruppo di pizzica salentina Officina Zoé, Daniele Sepe e Andrea Rivera, quest’ultimo anche conduttore della manifestazione. «Ridaremo il senso originale a quella giornata – ha dichiarato Michele Riondino – Taranto è la città ideale per parlare dei diritti dei lavoratori. Io non critico l’evento di Roma ma ormai ha penso la sua connotazione originale. Non c’è più il dibattito, c’è solo una scaletta dove si alternano dei cantanti. La nostra sarà una piattaforma dove discutere». Poi, un riferimento a domenica scorsa. Al referendum non si è raggiunto il quorum e la partecipazione più bassa è stata proprio a Paolo VI, quartiere che ha dato le origini all’attore tarantino: «Non deve essere la società civile o gli operai a decidere e ad assumersi questa responsabilità enorme – ha spiegato Riondino – la politica non può fare orecchie da mercante. È sempre giusto ascoltare il parere dei cittadini e ammiro chi è andato a votare ma non biasimo chi è restato a casa. A maggior ragione, in un quartiere popolato da operai in enormi difficoltà. Le istituzioni comincino a ragionare al di là dell’Ilva, Taranto può offrire tantissimo».

Da qui nasce l’idea di un primo maggio alternativo, dunque. La portavoce Silvia Naccarati è una delle organizzatrici dell’evento: «Una giornata che inizierà con confronti con altri movimenti dal basso. Si parlerà di tante realtà immiserite a causa delle logiche di profitto con un occhio di riguardo al Mezzogiorno. Per noi è importante che sia una giornata di confronto, vogliamo ridare all’evento del primo maggio il tratto distintivo di dibattito e denuncia». Il sottotitolo della locandina spiega tutto. “Sì ai diritti, no ai ricatti”. La festa del Lavoro, la maiuscola non è casuale. «Ma quale lavoro?», si interroga il comitato. «Questa città è stata sacrificata sull’altare del Pil – ha proseguito Naccarati – il paradosso è il tasso di disoccupazione altissimo e i tanti ragazzi precari o costretti a emigrare. I sindacati hanno dimostrato di essere lontanissimi da queste tematiche».

Oggi conferenza stampa di presentazione e poi sarà count-down prima dell’1 maggio tarantino. Con un obiettivo “libero e pensante”: «Ripartire da qui per ribaltare le sorti di quelle donne e quegli uomini che costituiscono la grandissima maggioranza di questo Paese che da sempre è ignorata nei diritti e calpestata in nome di quei processi produttivi capaci di annientare vite umane ed interi territori in nome del profitto».
Giovedì 18 Aprile 2013 alle 11:39