Brindisi: fanghi interrati negli uliveti
Operazione Noe, 13 indagati/Video
BRINDISI - I carabinieri del Nucleo operativo ecologico di Lecce hanno sequestrato un impianto, con sede a Mesagne, per lo smaltimento di 17 autotreni, nell'ambito dell'inchiesta del pm di Brindisi Giuseppe De Nozza sullo smaltimento dei fanghi provenienti dallo smantellamento della Belleli, ex azienda operante nel porto di Taranto e anche per conto dell'Ilva, interrati nel Brindisino in terreni poi adibiti a uliveto o frutteto. Sono 13 le persone indagate e quattro le aziende di Brindisi e Taranto coinvolte.

Nei mesi scorsi erano stati eseguiti sequestri preventivi di urgenza di terreni per diverse migliaia di metri quadri, ubicati fra Brindisi e Mesagne a ridosso della statale 7 Appia Taranto-Brindisi, in cui era stata accertata la gestione illecita di rifiuti speciali e l'esercizio di discarica abusiva. Secondo quanto accertato il materiale di risulta, costituito oltre che dai fanghi anche da plastiche ed inerti da demolizioni edili, non sarebbe stato utilizzabile per ripristini ambientali in terreni agricoli, essendo i fanghi impiegabili solo per ricolmare aree ad uso industriale con falda acquifera naturalmente salinizzata. I fanghi sarebbero stati mescolati con il terreno, lì dove si è proceduto poi a piantare alberi di ulivo. Gli investigatori ritengono che l'operazione, oltre ad essere illegale, fosse una minaccia per la salute pubblica per la possibile contaminazione dei prodotti della terra. In zona, tra l'altro, ci sono numerosi frutteti.

Il pm.
"Stiamo svolgendo altre e più approfondite indagini, oltre che il controllo della relativa filiera alimentare, per verificare se vi siano conseguenze sui prodotti della terra". Lo ha detto il procuratore della Repubblica di Brindisi, Marco Dinapoli, a margine della conferenza stampa in cui sono stati illustrati gli esiti dell'inchiesta sullo smaltimento dei fanghi di dragaggio del porto di Taranto, in particolare dell'area ex Belleli, che sarebbero stati 'tombati' nelle campagne tra Brindisi e Mesagne, tra uliveti e frutteti. Sono 13 le persone iscritte nel registro degli indagati di cui 12 (8 persone fisiche e 4 giuridiche) destinatarie oggi di provvedimenti di sequestro preventivo a firma del gip Maurizio Saso su richiesta del pm Giuseppe De Nozza, con contestuale notifica di avviso di garanzia. In particolare, è stato sottoposto a sequestro un impianto di recupero di rifiuti speciali pericolosi e non, di Mesagne che, sulla carta, avrebbe dovuto trattare i fanghi. Da lì i rifiuti sarebbero poi stati portati su alcuni terreni, in violazione della normativa che consente lo smaltimento laddove vi sia una falda acquifera già salinizzata. I sigilli sono stati anche apposti a 17 autotreni e 4 rimorchi, appartenenti a quattro distinte società di San Vito dei Normanni, Massafra e Taranto. Le accuse sono di esercizio di discarica abusiva e gestione illecita di rifiuti. In totale, a quanto emerso, erano state interrate a Brindisi 13.000 tonnellate di fanghi di dragaggio provenienti da operazioni di scavo effettuate fino a una profondità di 15 metri nel porto di Taranto, nell'area ex Belleli, ricompresa nei confini del sito di bonifica di interesse nazionale. Il totale dei fanghi in attesa di smaltimento è di 135mila tonnellate, ancora stoccate nell'area portuale.

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Lunedì 20 Gennaio 2014 alle 11:59