L'intervista/Consales: «Il gasdotto?
Mai a Cerano, Blasi sbaglia
E la Regione prenda posizione»
BRINDISI - Mimmo Consales, sindaco pd di Brindisi: pronto ad accogliere il gasdotto Tap con relativa conversione a gas della centrale Enel di Cerano? Il suo partito è spaccato.
«Dovremmo fare sintesi. Ma la cosa che più mi preoccupa è che finora non ci siamo riusciti, arrivando a una fase così avanzata su Tap senza un’idea chiara. Il problema non è tanto il dove dislocare l’approdo, ma le motivazioni con cui si indica Brindisi. Avrei preferito venisse detto: “Portiamolo a Brindisi perché è una città industriale”, e avrei contrastato la tesi con tutto me stesso. Invece Blasi giustifica il tutto con la metanizzazione di Cerano, che è la più grande stupidaggine sulla faccia della terra».
Perché?
«In Italia 30mila mw delle centrali a ciclo combinato sono fermi. E parlare di riconversione vuol dire non conoscere la centrale di Cerano: lì il policombustibile è possibile solo a parole, la centrale andrebbe smontata e ricostruita. E poi: se il Pd, che è forza di maggioranza relativa nel governo regionale, avesse avuto intenzione di spingere in tal senso, perché nel Piano energetico regionale non c’è traccia? E ancora: tanto valeva dare il via libera al rigassificatore portandolo magari a Cerano, con un diverso sistema di approvvigionamento del gas, visto che il Tap è legato alle congiuture internazionali rispetto invece alle riserve procurabili con le navi gasiere. Vedo molta ipocrisia: rispetto Blasi e le sue tesi, ma il Pd non può ridursi a parlare di tutto ciò sui giornali».
Insomma: contesta, prima del merito, il metodo.
«Ci vuole coinvolgimento. Oggi ci ritroviamo con il sindaco di Brindisi che non vuole il gasdotto ed è pronto a fare le barricate e con il segretario che sostiene il contrario. Se il Pd, a vari livelli, discute, forse riusciamo a elaborare una posizione politica univoca, recuperando quel protagonismo nella maggioranza regionale che oggi non abbiamo. Perché l’idea del partito che ho è quella di una forza che in in questi anni ha subìto le scelte di Vendola».
Ma lei è contrario al gasdotto solo a Brindisi o in assoluto?
«Ormai è un’opera ritenuta strategica dal governo, non possiamo bloccare tutto per litigi territoriali. Poi vado oltre e rifletto sulla direzione che dovrebbero prendere le scelte nazionali: gli impianti di rigassificazione in Italia avrebbero forse dato maggiori chance. Ma se vogliamo discutere di Tap smettiamola con la barzelletta di Cerano: riconvertire una centrale come quella vuol dire stravolgere le politiche aziendali e nazionali per i prossimi dieci anni».
Il gasdotto dove va realizzato?
«Non spetta a me dirlo: vorrei essere supportato da un’analisi distaccata e scientifica che prenda in esame tutte le opzioni e poi dica scientificamente qual è la migliore. Basta guerre, ma la Regione non faccia il notaio e dica cosa pensa, e il partito non assista passivamente alla mancanza di decisionismo e assuma una posizione chiara sulla vicenda energetica, magari dettando la linea».
Tornando a Enel: la decarbonizzazione è un obiettivo serio, credibile e consacrato dalla Strategia energetica nazionale e dal Trattato di Lisbona.
«Sì, ma passa dall’introduzione di nuove tecnologie che già hanno consentito di ridurre le emissioni. E passa soprattutto dalla riduzione del fabbisogno: si può immaginare di abbattere del 40% il carbone senza necessariamente sostituirlo. La Puglia ha già dato, e continua a dare tanto, con le rinnovabili: è questo il sostituto del carbone».
Ma il rapporto con Enel? L’azienda non andrebbe pressata con maggiore convinzione per ottenere un’ambientalizzazione più marcata? Tutto ciò passa anche dalla revisione dell’Aia?
«Sulla partita dell’energia noto un atteggiamento schizofrenico. Con Enel bisogna sedersi a un tavolo e porre le questioni, in modo chiaro. E ascoltando: se l’azienda propone una riduzione delle emissioni a fronte dell’introduzione di tecnologie avanzate, parliamone. Quanto alla revisione dell’Aia, se la chiediamo evidentemente i motivi ci sono, ma siccome è stata concessa dopo una lunga fase di conferenza dei servizi, mi domando perché la Regione non abbia fatto valere quelle obiezioni prima».
Allora aprite un tavolo interistituzionale con Enel.
«Noi il 24 abbiamo un Consiglio monotematico, dopodiché elaboreremo una strategia rivendicativa, sia chiedendo nuove convenzioni e sia con ritorni a 360° per il territorio, che vanno dalla realizzazione del Palaeventi alla riapertura del centro ricerche dove sperimentare nuove tecnologie per l’ambiente».
Ma chiedere, e ottenere, il Palaeventi o altre sponsorizzazioni non vi indebolisce?
«Con Enel abbiamo un rapporto alla luce del sole: se è presente, allora investa. Anzi: chiederò di contribuire ad altro, dai parchi cittadini alla fondazione universitaria. È giusto che il sistema delle grandi aziende contribuisca: chi ha di più, paga di più al territorio. Ma questo non pregiudica gli impegni previsti dalla legge o dalle battaglie sull’ambiente».
Sabato 11 Gennaio 2014 alle 16:37