Il monito dell'arcivescovo: a Taranto
troppa violenza su Facebook
TARANTO - Un invito a un Natale meno consumistico e più vicino al messaggio della natività è quello che l’arcivescovo Filippo Santoro offre a chi voglia interpretare giustamente la festa.
«Tanti hanno descritto questo Natale 2013
come un Natale in tono minore rispetto agli altri passati. I problemi li conosciamo a memoria e nell’ordine giusto. Consentitemi, però, di farvi un rimprovero paterno», scrive l’arcivescovo. «Quest’anno è più Natale degli altri anni. Tante aspettative e accessori vari nei nostri presepi hanno oscurato una protagonista immancabile delle nostre natività. Per il presepe occorrono almeno il Bambino Gesù, la Vergine, San Giuseppe, il bue e l’asinello e… la mangiatoia piena di paglia. Spesso dimentichiamo quest’ultima. Essa è il segno della nostra povertà, delle nostre miserie, soprattutto umane. Miserie che il Signore si china a raccogliere, ad abbracciare e a redimere».
«Il mio augurio vi sproni a non nascondere la paglia, a non metterla da parte, a non mimetizzarla sotto le stoffe di un Natale che deve apparire in un certo modo. Sarebbe ipocrisia. Ma questa mangiatoia è cercata da Dio, è voluta da Dio. Gesù non teme la fragilità degli uomini. Prego per un Natale di conversione fiduciosa», riprende l’arcivescovo, «perché dove arriva Cristo le cose cambiano. Il Signore ha ancora fiducia in noi, ci cerca. Noi, invece, lo cerchiamo?».

Sull’invito di Papa Francesco,
Filippo Santoro sollecita la comunità cristiana di Taranto ad essere audace, creativa e coraggiosa per il sostegno di coloro che soffrono. «Non c’è sofferenza, sociale, personale, fisica o morale che sia estranea al cuore della Chiesa. Seguendo le strade della Provvidenza che condusse Maria e Giuseppe nella grotta di Betlemme, anche noi, forti solo dell’amore di Dio, portiamo la Luce del mondo, quella vera, che illumina ogni uomo. Dio ci parla e noi apriamo il cuore per ascoltarlo e per portare la sua voce agli altri. Voce dei bambini, voce delle donne maltrattate, voce degli ammalati, degli anziani sempre più soli. Papa Francesco nella sua esortazione ci scrive, a cuore aperto: “È indispensabile prestare attenzione per essere vicini a nuove forme di povertà e di fragilità in cui siamo chiamati a riconoscere Cristo sofferente, anche se questo apparentemente non ci porta vantaggi tangibili e immediati: i senza tetto, i tossicodipendenti, i rifugiati, i popoli indigeni, gli anziani sempre più soli e abbandonati”».

Ma Il Natale dei buoni sentimenti e della vera bontà non è cosa da tutti.
«Non vi nascondo che spesso, nella società civile ho notato, con rammarico, tante resistenze al dialogo e al confronto, l’arroccamento irrazionale sui trespoli delle proprie opinioni a discapito del bene comune. Così come constato tanta aggressività a piede libero sui social network, dove si ferisce con leggerezza e non si favorisce il dialogo schietto e fraterno», incalza ancora l’arcivescovo.
Allora, «Il Natale ci aiuti a non fare capolino all’abbruttimento sociale che non è mai giustificabile per motivi economici. Non penso solo all’inquinamento ambientale e alla disoccupazione, penso anche, con sofferenza, al gioco d’azzardo, alle cosiddette “macchinette” in ogni bar e nei tabacchini, al fenomeno dilagante dell’usura, alla criminalità, al fiorire della prostituzione in ogni angolo come se niente fosse».
Invece, «Il Signore ci renda pronti all’annuncio del suo Vangelo, dia a noi la possibilità di un nuovo umanesimo, che ci faccia comprendere le ragioni del dialogo oltre ogni individualismo. Solo la comunione ci tirerà fuori da qualsiasi tipo di crisi, ristabilirà il valore delle relazioni, sgominerà la violenza».
Il riferimento corre a Papa Francesco. «Cari fratelli e sorelle, il fatto stesso di sapere con certezza che i tarantini sono nei pensieri e nelle preghiere di papa Francesco, deve farci trasalire di gioia e di grande fiducia. Procediamo senza scoraggiarci perché quel “popolo che camminava nelle tenebre vide una grande luce; su coloro che abitavano in terra tenebrosa una luce rifulse”».
Alla fine un impegno: «Vi faccio una promessa. Garantisco la gioia a tutti coloro che con cuore sincero, nella Notte Santa, fiduciosi nel perdono del Padre, stenderanno la mano verso il Figlio, il Bambino di Betlemme, e, sotto l’azione dello Spirito di Dio, sentiranno il bisogno di cambiare vita e chiederanno il dono inesauribile della redenzione. Fatelo e incontrerete la felicità vera».

Lunedì 23 Dicembre 2013 alle 23:10