Il terremoto all'Asl di Brindisi
«Assumiamo la moglie del maresciallo
per tenercelo buono...»
BRINDISI - Non solo imprenditori, alla corte del capo dell’area tecnica della Asl Vincenzo Corso c’era anche un maresciallo dei carabinieri in servizio presso la Procura di Brindisi. Il sottufficiale è nella lista di quelli che “baciavano” l’ingegnere accusato di avere capeggiato la brigata di corrotti e corruttori per truccare gli appalti in seno all’azienda sanitaria.

Baci interessati, mica d’amore, viatico per l’assunzione della moglie nella Manutencoop, una delle ditte “di fiducia” di Corso che nella stessa azienda era riuscito ad ottenere un posto anche per il figlio Alberto (indagato a sua volta per corruzione aggravata e continuata). A quale scopo accontentare il maresciallo? «Per tenerselo buono», lo dicono senza veli i dirigenti della Manutencoop Mauro De Feudis (indagato, ai domiciliari) e un collega pari-grado ai vertici della società che si occupa della gestione di diversi servizi (appalti per circa 70 milioni di euro) per conto della Asl di Brindisi, in una delle conversazioni intercettate dalla polizia giudiziaria.

«Si rileva che il De Feudis – scrive il gip Valerio Fracassi nell’ordinanza -, perfettamente a conoscenza dell’importanza del ruolo e della funzione di Vincenzo Corso, evidenzia al Paini alcune problematiche create da Vincenzo Scotto D’Aniello (capo della Divisione operations della Manutencoop facility management spa) che rischiavano di incrinare i rapporti con il funzionario brindisino». A conferma della tesi accusatoria, le parole captate nel corso della conversazione telefonica “…il problema è un altro, che Corso si sta spazientendo, ma nel vero senso della parola… non lo so come andrà a finire con la storia eh… gli ha dato, gli ha dato una bella mazzata e non ha risolto niente, perché Scotto non… sì, sì, sì, va bene va bene, ma non ha fatto un c…”. Pare insomma che Scotto, fino a questo momento estraneo alle accuse nell’inchiesta sullo scandalo appalti nella Asl, abbia esaudito i desiderata di Corso e del maresciallo con colpevole ritardo, almeno secondo i due dirigenti dell’azienda finiti nel mirino della Procura.

Il giudice per le indagini preliminari spiega: «Tale ultimo riferimento riguarda la problematica relativa all’assunzione di …(segue nome e cognome, Ndr), moglie del maresciallo (segue nome e cognome, Ndr) in servizio presso la sezione di polizia giudiziaria di questa Procura della Repubblica, reiteratamente sollecitata dal sottufficiale ed effettivamente avvenuta in data 4 febbraio all’esito di un lungo e difficoltoso percorso».

Tardi insomma, ma l’assunzione della signora arriva. «Nella informativa di reato sono riportate dettagliatamente tutte le conversazioni relative a tale vicenda e, in relazione ad esse, ciò che è di interesse è soprattutto la valutazione dei comportamenti sia del Corso che dei manager della Manutencoop. Ed infatti, il complesso delle conversazioni evidenziano un prevalente interesse di Corso Vincenzo affinché la richiesta di trasferimento sollecitata dall’Orlando venga accolta per evitare che il predetto possa creare problemi e, in definitiva, per «tenerselo buono». Significativa è a tale proposito lo stralcio di conversazione del 19 ottobre 2010 all’interno dell’autovettura in uso a De Feudis Mauro.

Ed ecco lo stralcio di conversazione incriminato. Corso a De Feudis: «Anche perché lui aveva detto che a settembre avrebbe risolto tutti i problemi e siamo a fine ottobre e ha risolto una bella s…!”. De Feudis a Corso: «Hai capito di chi stiamo parlando? Eh! Del tuo collega Vincenzino!”. Ancora Corso: «Perché quando un maresciallo dei carabinieri ti chiede una seconda possibilità, dopo che prima non l’hai esaudita, ed è una stronzata, se non sei uno stupido gliela fai perché sennò poi procura problemi».
L’assunzione della moglie del maresciallo, è arrivata. Ma sono arrivati pure i “problemi”.

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Giovedì 14 Novembre 2013 alle 23:35