Il caso/Rigassificatore a Brindisi
Lng lascia e rinuncia
ma il ministero va avanti lo stesso
BRINDISI - Un equivoco da burocrazia kafkiana. O l’ultima, bruciante beffa per la (fu) Brindisi Lng. Oppure una specie di giallo, che fa riaffiorare nel porto della città adriatica il tanto contestato rigassificatore. Il ministero dell’Ambiente ha pubblicato pochi giorni fa sul suo sito l’ultimo ok autorizzativo all’impianto che sarebbe dovuto sorgere sulla colmata di Capo Bianco: è il decreto di modifica delle prescrizioni che gravavano sul parere positivo rilasciato - nel 2010 - in sede di Valutazione d’impatto ambientale. In sostanza, è un’altra vittoria per la Lng. Ma è una vittoria platonica e amara, virtuale e mutilata: qualche mese fa la costola italiana della British Gas aveva infatti chiuso le valigie, abbandonato la lussuosa sede sul lungomare, messo in mobilità i 20 dipendenti pugliesi e infine dichiarato terminata l’esperienza brindisina. «Rinunciamo al progetto, troppi ostacoli», fu la motivazione. Un ko tecnico, dopo 11 anni di accelerate, frenate, retromarce, di 250 milioni di euro spesi e di inchieste giudiziarie (avvitate sul primo troncone autorizzativo, secondo i magistrati drogato da un giro di mazzette), e dopo la confisca del sito di Capo Bianco. La goccia, quest’ultima, che forse più di tutte ha fatto vacillare e precipitare al suolo il vaso Lng.

Era un progetto da 8 miliardi di metri cubi di gas liquido veicolato dalle navi gasiere nel porto brindisino, qui stoccato in due tank e poi lavorato e ricondotto allo stato gassoso. “Era”, oppure “è” ancora un progetto presente sullo scacchiere energetico italiano? Il dubbio torna a materializzarsi poderoso. Perché se la procedura autorizzativa del ministero - seppur a fari spenti e senza squilli di tromba - macina passaggi inesorabilmente, un motivo dovrà pur esserci. La Brindisi Lng, formalmente, non esiste più: smantellata. Ma la British Gas sì, come sempre di stanza in Inghilterra. Probabilmente, spiegano ambienti vicini alla fu Lng, «la procedura presso il ministero è in piedi solo perché l’azienda non ha ancora comunicato ufficialmente la rinuncia al progetto». Oppure dall’Inghilterra sperano nel bluff pokeristico? Nel dubbio, il ministero va avanti.
Di certo l’ultimo tassello, incastrato nel cuore dell’estate, segna un teorico punto a favore del rigassificatore. Col nuovo decreto viene di fatto accolta la proposta Lng di modifica di una delle prescrizioni: a differenza di quanto previsto dal decreto autorizzativo del 2010, l’impianto potrebbe ora accogliere non solo gas a “miscela leggera”, ma anche a “miscela pesante” (quindi con molecole di etano, propano e butano), con un “differenziale di Co2” da compensare.

Dettagli, perché qui è d’improvviso la forma a farsi sostanza: è la presenza in sé per sé di un procedimento autorizzativo che dà polpa al ragionamento e apparecchia la notizia. Eppure, la sentenza del 13 aprile 2012 sembrava aver dato la mazzata finale alla Lng: condanna e confisca del sito per il reato di occupazione demaniale di area marittima, punta di quello che sarebbe stato un iceberg corruttivo, svelato a partire dal 2007.
«Siamo delusi e scoraggiati», dissero un anno e mezzo fa i vertici Lng abbassando idealmente la saracinesca sul cantiere brindisino. Ma forse ha pesato anche il ricalibrarsi delle strategie nazionali d’approvvigionamento energetico. I fari italiani sembrano sempre più puntati sui gasdotti, come dimostra il recente entusiasmo governativo per la Tap con approdo a San Foca, nel Salento, in arrivo dal mar Caspio passando da Grecia e Albania. «Per la prima volta - ha spiegato domenica il presidente del Consiglio Enrico Letta in Azerbaijan, seduto affianco al collega azero Ilham Aliyev - è venuto qui un premier italiano, e questa è la dimostrazione di quanto sia importante l’accordo sulla Tap non solo per il futuro dell’Italia, ma per tutta l’Unione europea. L’energia è importante per l’Italia perché paghiamo costi troppo alti. Serve una situazione nuova ed è per questo che sono venuto qui. Sono molto contento per l’intesa sul gasdotto». L’Azerbaijan è un partner cruciale per l’Italia e l’Europa, perché contribuirà a scrollarsi di dosso la sudditanza dalle riserve energetiche russe. E il gasdotto Tap riverserà in Italia 10 miliardi di metri cubi di gas all’anno. Insomma: il rigassificatore brindisino, in uno scenario così e come Lng aveva magari subodorato, era diventato forse persino residuale. Forse, e lavorìo del ministero e del Comitato "Via" permettendo.
Mercoledì 14 Agosto 2013 alle 23:39