Purtroppo anche la «Grande Proposta» Pdl, pre-annunciata con tanto squillo di fanfara, invece del tuono ha fatto il botto di un mortaretto. A molti addirittura è sembrata una presa in giro. Ma come, dopo tanti anni in cui ha avuto bulgare maggioranze in Parlamento, Berlusconi si è deciso proprio adesso a proporre la soluzione francese?
Di gran lunga la ricetta migliore per i malanni di questo paese, ma anche quella per cui sono necessari tempi tecnici - e mediazioni politiche - impossibili nel brevissimo lasso che rimane alla legislatura. All'atto pratico, l'unico effetto sarà di imballare ancora per qualche settimana il dibattito sull'unica riforma possibile a costituzione invariata, quella della legge elettorale. Alimentando ulteriormente il sospetto che il Pdl preferisca lasciare esattamente le cose come stanno.
Dopotutto, è solo col Porcellum che il Cavaliere è sicuro di costringere ciò che resta a Maroni della Lega a convergere nello stesso cartello. Magari anticipando anche i tempi per impedire che prenda consistenza il nuovo partito moderato di cui ha parlato Montezemolo. Si sa che Berlusconi è convinto di essere l'unico salvatore del paese, e visto che già nel 2006 gli riuscì una rimonta impossibile, è improbabile che rinunci al bis.
Se il gioco del Pdl è scoperto, le cose si vanno ingarbugliando per il partito di Bersani. Intanto, visto che nel pacchetto presentato da Alfano è previsto il doppio turno da sempre inseguito dal Pd, non si può subito far saltare il tavolo. Bisognerà andare a vedere, fare finta di prendere sul serio l'offerta che il Pdl non sarà mai disposto a sottoscrivere. Alle ultime amministrative, gli azzurri non sono andati al ballottaggio in nessuna delle sfide più importanti. E rischierebbero di andare anche peggio in una consultazione nazionale, dove le spinte centrifughe in atto nel Pdl finirebbero col prevalere. Berlusconi ha un disperato bisogno di tenere serrate le sue truppe. Ma, privo del catalizzatore dell'elezione presidenziale, il doppio turno non farebbe che aggravare la debolezza e frammentazione attuale di un partito sull'orlo di implosione.
Insomma, non sembra proprio il caso di farsi illusioni sull'ipotesi che il doppio turno ce la faccia a coagulare l'accordo dei due partiti maggiori. Per non parlare di quelli minori, che stanno per il momento alla finestra ma - se le cose per un miracolo dovessero andare avanti - si darebbero subito da fare per boicottare un'intesa dalla quale non hanno niente da guadagnare.
E allora? Più tempo passa, più si capisce che torneremo a votare con lo stesso, scandaloso Porcellum. I partiti proclameranno indignati, a ogni comparsata in talk-show, che è una vergogna e che la colpa, ovviamente, è degli altri che non hanno voluto. Ma, agli occhi dell'opinione pubblica, si tratterà di un boccone indigeribile. E il costo maggiore rischia di doverlo pagare il Pd. L'elettorato di sinistra è, infatti, quello più ferocemente convinto che è inaccettabile ritornare alle urne per votare una nomenklatura imposta dalle segreterie. A quel punto, l'unica via di fuga potrebbe essere rappresentata dai meccanismi che - statene certi - Grillo cercherà di inventarsi per bypassare almeno l'aspetto più insopportabile della legge attuale: la selezione dei parlamentari.
Mentre quelli della foto di Vasto litigheranno su qualche finta primaria che, alla fine, non si farà, i grillini si divertiranno a montare una macchina via internet di quella che in gergo si chiama «democrazia deliberativa».
Un mega referendum affidato non ad un'unica consultazione, ma a un processo di costruzione partecipata dei profili più idonei a ricoprire - secondo l'ideologia a cinque stelle - il ruolo di deputato e senatore. Intendiamoci, non si tratta di un'impresa semplice. La rete è un giacimento straordinario di risorse sottoutilizzate, ma è anche prodiga di trabocchetti e cortocircuiti. Vedremo come andrà l'esperimento di individuazione via web degli assessori di Parma, una sorta di prova generale di ciò che potrebbe succedere alle politiche. E soprattutto capiremo meglio se, a parte le ottime intenzioni e il clima inizialmente idilliaco, i grillini non cadranno anche loro preda dei più antichi dei vizi: l'ambizione e l'invidia.
Certo, al momento sembra difficile dare credito ai sondaggi che vedono il movimento a cinque stelle più avanti del Pdl e a pochi punti dal Pd. Ma, in un paese che le ha viste proprio tutte, è bene sapere in anticipo che il Porcellum potrebbe alla fine rivelarsi il migliore alleato del suo più acerrimo fustigatore.