Il delitto di Avetrana/«Sarah quel giorno
era turbata. E dopo la scomparsa
Sabrina non sembrava preoccupata»
TARANTO - Il 26 agosto 2010, giorno in cui venne uccisa, Sarah Scazzi arrivò a casa della cugina Sabrina Misseri, che l'aveva chiamata al telefono, poco dopo le 9 e «aveva la faccia triste, il viso all'ingiù e non salutò, contrariamente a quello che faceva di solito, sedendosi su un divanetto a maneggiare il cellulare».
Lo ha dichiarato una testimone, Anna Pisanò, al processo per l'omicidio della quindicenne di Avetrana. La Pisanò è uno dei principali testi dell'accusa. La teste quella mattina era a casa di Sabrina per un trattamento estetico. «Chiesi a Sarah se stesse male, ma lei non mi rispose - ha aggiunto - e Sabrina mi disse «Lasciala stare». Sabrina guardava praticamente sempre Sarah quella mattina, a me sembrava che volesse farle capire di non parlare. Andai via dopo 15-20 minuti».

«Da Sabrina nessuna sofferenza». «In tutto il periodo della scomparsa di Sarah non ho mai visto una vera sofferenza in Sabrina». A dirlo è sempre Anna Pisanò. «Dopo la scomparsa di Sarah - ha continuato la teste - chiamavo ogni giorno Sabrina per sapere se c'erano notizie e lei mi diceva che si sentiva che la cugina era morta. Anche Michele diceva che Sabrina gli riferiva che Sarah era stata rapita da zingari, rumeni o per gli organi».

«"Sarah tornerà". E Sabrina mi rise in faccia». Anna Pisanò ha aggiunto che Sabrina «voleva cambiare sempre discorso. Io le chiedevo: ma se non ne parli tu che sei la cugina? Allora molte volte si prendeva a parlare di Ivano (Russo, il ragazzo del quale l'impuitata era innamorata, ndr). Io invece le dicevo che mi sentivo e mi immaginavo che Sarah tornava. Lei mi rideva in faccia». «Mentre io ero ansiosa per Sarah - ha sottolineato ancora - non ho mai visto un vero dolore in lei. Le ho chiesto dopo la scomparsa se pensava di continuare a lavorare e lei mi ha risposto che era normale riprendere a lavorare. E infatti riprese a prendere appuntamenti per il suo lavoro di estetista». Anna Pisanò era diventata amica di Sabrina perchè una delle figlie, Vanessa Cerra, dopo che si era sposata, era andata a vivere in via Deledda vicino a casa della famiglia Misseri. Inoltre, oltre che cliente insieme alle sue quattro figlie di Sabrina dello studio privato di estetista, conosceva anche Sarah da quando era piccola poichè una delle sue figlie era coetanea della 15enne assassinata. E si era molto affezionata alla vittima.

«Subito dopo il funerale Sabrina mi parlò ancora di Ivano». «Io andai il giorno del funerale a casa di Sabrina, la invitai a venire allo stadio (dove si tennero le esequie, ndr) ma lei mi disse di no. Ci andai anche dopo la cerimonia. La signora Cosima piangeva. Le diedi le condoglianze, Sabrina era sulla poltrona. Io le ho detto che il funerale era stato terribile ma lei mi ha risposto dandomi la notizia che si era riavvicinata con Ivano». E' ancora Anna Pisanò a parlare. «Adesso stiamo parlando del funerale della bambina, ho risposto io - ha riferito la teste - Ivano lasciamolo stare. Io le ho augurato che con Ivano potesse andare bene. Non la vidi piangere. Io le ho chiesto perché nelle interviste non aveva parlato della tristezza di Sarah quella mattina del 26 agosto a casa sua». «Lei invece aveva detto che era allegra e avevano sentito musica. Perché hai detto questo?, le ho chiesto. E perché non hai detto che era così triste, che quasi piangeva? Lei mi ha risposto: "Quello che ho detto ho detto: basta". Io ho avanzato l'ipotesi che potessi parlare io ai carabinieri di quel particolare. "Tu non non devi parlare con i carabinieri", mi ha intimato. "Se ti chiedono qualcosa, tu non sai niente". Infatti io non andai dai carabinieri proprio perché avevo dato la parola a Sabrina, se non il 27 ottobre quando mi convocarono. Per Sabrina avrei dovuto dire che era allegra e non triste. Non si voleva contraddire con le interviste che aveva dato. Quella mattina Sarah era arrabbiata», ha concluso.

«Anche io avrei confessato». Ancora la Pisanò: «La sera del 6 ottobre 2010 capii dalla tv che Michele Misseri aveva confessato il delitto. Ero in casa di mia figlia, che abitava di fronte ai Misseri. Vidi Sabrina uscire, mi avvicinai e lei mi disse "L'hanno incastrato, l'hanno incastrato". Poi aggiunse "anche io dopo sette ore sotto torchio avrei detto di averla uccisa e dove l'ho messa, dopo sette ore ti viene quella cosa di dire la verità e farla finita, ma non l'ho fatto", e si mise a piangere». Nel corso dell'udienza Sabrina è più volte scoppiata in lacrime.

In birreria per dimenticare. La sera del 28 agosto 2010, due giorno dopo la scomparsa di Sarah, Vanessa Cerra, figlia di Anna Pisanò, ex amica dai Sabrina Misseri, appartandosi con il fidanzato vicino al palazzetto dello sport di Avetrana sentì qualcosa simile a lamenti umani provenire dalla campagna e telefonò a Sabrina. Quest'ultima rispose che si trovava in birreria «per dimenticare». La circostanza è stata riferita da Anna Pisanò durante la testimonianza al processo per l'omicidio di Sarah Scazzi. Sabrina quella sera, ha aggiunto la Pisanò, arrivò più tardi accompagnata da un'amica, Mariangela Spagnoletti, e dopo che la Cerra aveva chiamato i carabinieri. «Sabrina commentò il fatto dicendo "avete visto troppi film", e poi disse che Sarah secondo lei era stata rapita da parenti del padre di Sarah che stanno a San Pancrazio Salentino».

«Sabrina disse: sento che è morta». Sul posto era giunto poco prima anche un altro amico della comitiva dei giovani, Alessio Pisello, che addirittura si armò di bastone in caso di evenienza. «Poco dopo arrivò anche Ivano Russo», ha proseguito Pisanò, nel corso del lunghissimo interrogatorio iniziato alle 13.30 e conclusosi solo pochi minuti fa. «Sabrina ci chiese anche: secondo voi Sarah potrebbe essere viva? Noi abbiamo risposto che ci speravamo con tutto il cuore ma se si era trattato di qualcos'altro, eravamo pronti a tutto. Sabrina disse che sentiva che era morta». Poi ha confermato una deposizione fatta durante le indagini in cui sottolineava che Sabrina non le sembrò «affatto preoccupata. Anzi ci prendeva in giro con atteggiamento spavaldo. L'unica cosa che disse con tono serio, ribadendolo anche al vice sindaco, fu che gli autori del rapimento di Sarah erano sicuramente quelli di San Pancrazio». Sabrina disse che «lo zio (Giacomo Scazzi, padre di Sarah, ndr) era immischiato nell'usura, forse doveva dare soldi a qualcuno». E quindi qualcuno poteva essersi vendicato.

Cosima: se Sabrina colpevole, 30 anni di galera. «Partecipavo ad una raccolta di firme ad Avetrana per far intensificare le ricerche di Sarah. Ma spesso, bussando a casa delle persone, queste mi rispondevano "chiedilo a Sabrina Misseri, che lei lo sa". Lo dissi a Sabrina e lei mi rispose: "Secondo te io la uccidevo, la affogavo, la violentavo?" e la madre Cosima allora disse: "Se Sabrina l'ha uccisa, 30 anni si deve fare, ma il corpo di Sarah viva o morta deve uscire». Lo ha riferito sempre il teste Anna Pisanò. «Io dissi a Sabrina - ha aggiunto Pisanò - di non credere alle parole della gente».

Michele e il telefonino. «Quando trovò un telefonino in campagna, che poi scoprimmo era quello di Sarah, Michele Misseri si mostrò preoccupato per le impronte lasciate sul cellulare e diceva: "Non è che ora mi accusano di qualcosa?"». Lo ha riferito il brigadiere dei carabinieri Biagio Blaiotta, in servizio ad Avetrana, che ha testimoniato al processo per l'omicidio di Sarah Scazzi, in corso a Taranto. Michele Misseri, ha aggiunto il carabiniere, disse più volte anche di «sentire» che quel telefonino era di Sarah. La circostanza è stata confermata successivamente anche dal responsabile della Protezione civile di Avetrana, Giovanni Risi, presente quando Michele Misseri consegnò il telefonino.

La denuncia di scomparsa. Il 26 agosto 2010 Concetta Serrano si presentò alle 15-15.15 alla caserma dei carabinieri di Avetrana per denunciare la scomparsa della figlia Sarah Scazzi. La donna poi rientrò a casa per prendere alcune foto della ragazzina e la denuncia venne formalizzata intorno alle 17-17,20. Lo ha riferito il comandante della stazione dei carabinieri di Avetrana, il maresciallo Fabrizio Viva, durante la deposizione al processo per l'omicidio della quindicenne. Più tardi, sempre in caserma, intorno alle 18.30, il maresciallo chiese a Sabrina Misseri se la cugina Sarah avesse un diario. «Sabrina - ha detto Viva - mi disse che non lo sapeva e che avrebbe visto. Il 31 agosto vennero acquisiti cinque agende e un quaderno di Sarah».

I video. La Corte di Assise di Taranto si è riservata di decidere su due richieste avanzate rispettivamente dalla Procura e dalla difesa di Sabrina Misseri, quest'ultima - cugina di Sarah - accusata del delitto insieme alla madre, Cosima Serrano. La Procura ha chiesto l'acquisizione di un video contenente un'intervista rilasciata da Concetta Serrano il 27 maggio 2011 alla trasmissione "Quarto grado", e un altro video realizzato con un cellulare che ritrae Sarah a San Pancrazio Salentino qualche giorno prima del suo ritorno ad Avetrana, nell'agosto 2010. La difesa di Sabrina Misseri ha invece chiesto alla Corte di acquisire la comunicazione che i carabinieri della stazione di Avetrana inviarono il 26 agosto 2010 alla Procura presso il Tribunale per i minorenni di Taranto e alla Procura della Repubblica di Taranto, relativa alla scomparsa di Sarah.

I messaggi. Al termine dell'udienza, aggiornata al 15 maggio, l'avvocato Nicola Marseglia, difensore di Sabrina, ha chiesto l'acquisizione dei tabulati dei messaggi intercorsi tra la testimone e altri protagonisti, in primis Valentina Misseri, dal 20 ottobre 2010 al 31 maggio 2011, cui si è associata la pubblica accusa, oltre all'acquisizione dei cellulari sia della signora Pisanò, che l'ha consegnato in aula, e della stessa Valentina. Entrambi hanno anche chiesto una perizia. La corte d'assise presieduta da Rina Triunfo si è riservata una decisione.
Martedì 08 Maggio 2012 alle 12:39