Sarah, un testimone: «Mia moglie
mi disse delle avances di Michele»
TARANTO - «Mia moglie mi disse che quando aveva 12-13 anni Michele Misseri le fece delle avances dicendole "Che dobbiamo fare, facciamo qualcosa". Lei si impaurì e se ne andò. Non successe nient'altro». Lo ha detto Pancrazio Spinelli, marito di Dora, una sorella di Concetta e Cosima Serrano, nel corso del processo per l'uccisione della piccola Sarah Scazzi. La circostanza è stata chiesta a Spinelli in relazione a dichiarazioni fatte in aula il 12 marzo scorso da un'altra sorella di Concetta e Cosima, Emma Serrano, secondo la quale Dora subì, circa 25 anni fa, quando era una ragazzina, molestie sessuali da parte di Michele Misseri. Emma Serrano aggiunse nella stessa udienza che Dora ne aveva parlato col marito, Pancrazio Spinelli, che per questo è stato sentito oggi. L'uomo ha confermato la circostanza spiegando di aver anche saputo che l'episodio delle avances sarebbe avvenuto nella casa materna della donna. «Mia moglie - ha detto ancora Spinelli - non mi disse che Michele Misseri la toccò e non mi ha raccontato di altri episodi. Ironizzai su altri risvolti, ma lei minimizzò. Non ne feci un problema». Il teste ha aggiunto di aver parlato nuovamente di questo episodio dopo l'arresto di Michele. «Quando sapemmo che Michele aveva avuto attenzioni sessuali nei confronti della vittima, andammo a casa di Cosima e Dora disse le stesse cose che aveva già rivelato a me». La versione della morte della piccola Sarah Scazzi per un incidente occorso mentre nel garage lo zio le faceva molestie sessuali compare in più versioni delle tante sull'omicidio fornite da Michele Misseri nel corso delle indagini.

La conferma di Dora Serrano. «Una sera, quando io ero ragazzina, le mie sorelle mi chiesero di andare sul terrazzo e di mettere al riparo i vasi con le piantine. Arrivò Michele Misseri per aiutarmi e mettemmo a posto i vasi. Finita questa cosa si avvicinò e mi disse alcune parole, tipo: "Dobbiamo fare una cosa?". Poi mi sfiorò il braccio destro e io scappai via. Tornai giù dalle scale e andai in camera mia senza riferire nulla a nessuno». Lo ha detto ai giudici oggi Dora Serrano, 44 anni, sorella di Cosima e Concetta. «Raccontai l'episodio a mio marito e dopo l'arresto di Michele anche a sua moglie Cosima. In seguito - ha aggiunto - mi contattarono gli avvocati Russo e Velletri (primi avvocati di sabrina Misseri, ndr) perché avevano bisogno di una testimonianza in favore di Cosima, ma questo fatto che mi è capitato è vero. Avevo 15 anni quando avvenne l'episodio ed ero a casa dei miei genitori, in via Martiri d'Ungheria. C'erano papà, mamma, Emma e mi pare Concetta, ma non ricordo bene». Dora Serrano riferì l'episodio a Cosima Serrano nell'ottobre 2010, quando venne arrestato Michele Misseri. Il 18 gennaio 2011 si recò dai carabinieri di Avetrana per raccontare lo stesso episodio. «Michele - ha osservato la teste - abitava al piano superiore a quello dove abitavano i miei genitori. Per andare sul terrazzo c'erano le scale esterne e non c'era bisogno di passare dalla nostra abitazione. Mio marito, che diceva che era tutto normale, forse ha dimenticato che gli dissi di essere stata anche sfiorata da Michele». Il pm, Mariano Buccoliero, ha contestato il fatto che se l'episodio si verificò nel 1982 Concetta abitava altrove perchè era stata data in adozione. La donna ha risposto che in realtà il fatto si potrebbe essere verificato quando lei aveva meno di 15 anni. Nel corso della deposizione di Dora Serrano, sua sorella Cosima, presente in aula insieme alla figlia Sabrina Misseri, ha pianto.

Sabrina inoffensiva. Uno dei legali della famiglia Scazzi, che è parte civile, Luigi Palmieri, ha formulato una contestazione ricordando come Emma Serrano avesse dichiarato invece di averne parlato con Dora e che concordarono sulla circostanza che Sabrina «non avrebbe potuto fare male a nessuno». La donna ha quindi dichiarato di essere d'accordo con la sorella Emma. La Corte d'Assise, su richiesta del pm Buccoliero, ha disposto un confronto tra Dora Serrano e il marito Pancrazio Spinelli in relazione alle confidenze sulle presunte "avance" di Michele Misseri.

«Il giorno dopo l'arresto di Sabrina Misseri vennero a casa mia la sorella Valentina e gli avvocati Russo e Mongelli. Valentina disse che era necessario cambiare avvocato al padre Michele perchè era stato nominato d'ufficio e non andava bene. Indicò l'avv. Mongelli, che scrisse il testo del telegramma da mandare in carcere». Lo ha detto, testimoniando in Corte d'Assise, a Taranto, Maurizio Misseri, figlio di Carmine, imputato di soppressione di cadavere nel processo per l'omicidio di Sarah Scazzi. Il teste ha aggiunto di aver mandato personalmente il telegramma da casa dello zio Ottavio. Maurizio Misseri ha poi detto di aver appreso della scomparsa di Sarah il 26 agosto 2010 dopo essere rientrato a casa dal lavoro e di aver telefonato intorno alle 21.40 a suo zio Michele, col cellulare del padre Carmine, per sapere cosa fosse successo.

L'auto. Un testimone, Vito Palmisano ha riferito di aver visto una station wagon vecchio tipo color vinaccia che procedeva ad alta velocità in direzione mare e passò due volte nel giro di cinque minuti. «Il conducente - ha detto il testimone, che ha poi riconosciuto in foto una Fiat Marengo - mi ha guardato: aveva un viso abbastanza rotondo con un ciuffo di capelli e indossava un girocollo blu». L'auto indicata è simile a quella di Cosimo Cosma (nipote di Michele Misseri), accusato anche lui di soppressione di cadavere.
Martedì 17 Aprile 2012 alle 12:19