«Sequestrate la villetta
della famiglia Misseri»
TARANTO - L’avvocato Daniele Galoppa ha chiesto il sequestro conservativo della villetta di via Deledda, di proprietà della famiglia Misseri. L’azione è stata intrapresa in sede civile dall’ex legale dell’agricoltore, in ragione dei compensi maturati nell’esercizio della sua funzione, che lo stesso Misseri non ha inteso riconoscere, e delle accuse che l’uomo ha rivolto al suo ex legale, e in virtù delle quali è scattata una denuncia per calunnia.

Sarà il giudice delegato del tribunale civile ad occuparsi della questione, posta all’esame del tribunale attraverso i procuratori nominati da Daniele Galoppa, gli avvocati Francesco Morgese e Angelo Roma. Nel ricorso per sequestro conservativo “in corso di causa”, i procuratori di Daniele Galoppa hanno rilevato che Misseri, sentito dopo spontanee dichiarazioni dal gup Pompeo Carriere, non solo ha calunniato l’avvocato Daniele Galoppa «ritenendolo responsabile di istigazione alla calunnia per averlo indotto ad accusare sua figlia Sabrina dell’orrendo crimine a lei contestato, e cioè l’omicidio della minore Sarah Scazzi, ma ha anche affermato per ben due volte, nonostante l’ammonimento rivoltogli dal gup di quanto di grave andasse affermando, di poter fare tali gravi accuse visto che non aveva più nulla da perdere».

Riportando testualmente passi del verbale, gli avvocati Morgese e Roma hanno evidenziato alcune espressioni ritenute sintomatiche del fatto che l’agricoltore non abbia alcuna intenzione di onorare i propri impegni: «...che poi non me ne frega se lui mi fa la denuncia, tanto non ho più niente da perdere», e ancora, alla pagina 28 dello stesso verbale: «… a me pure che mi denunciano o ne faccio dieci o ne faccio venti o non esco proprio, tanto io non ho niente più da perdere, già ho perso tutto…».

L’espressione «ho perso tutto» è contestata dai procuratori di Galoppa, in quanto i ricorrenti hanno evidenziato la sostanza delle proprietà di cui Misseri avrebbe titolo in quota-parte. Fra queste, appunto, figura la villetta di via Grazia Deledda in cui secondo la tesi accusatoria sarebbe avvenuto l’omicidio della povera Sarah.
Rifacendosi ad una sentenza della Cassazione civile, gli avvocati Morgese e Roma hanno evidenziato come il “periculum in mora” alla base della richiesta di sequestro conservativo, sino alla concorrenza della somma vantata di circa 200mila euro, «può desumersi sia da elementi oggettivi riguardanti la consistenza patrimoniale del debitore (i quali vanno valutati anche in rapporto proporzionale alla presumibile entità del credito), e sia da elementi soggettivi inerenti al comportamento del medesimo, tali da rendere verosimile l’eventuale depauperamento del suo patrimonio».
Martedì 07 Febbraio 2012 alle 11:34